Dalle reti antigrandine per l’agricoltura alle coperture per ponteggi in edilizia, fino ai geotessili per le infrastrutture: marcare materiali costituiti per l’80% da “aria” e solo per il 20% da materia solida rappresenta un apparente paradosso tecnico. Tuttavia, le esigenze di tracciabilità e branding sono imprescindibili. In questo contesto, la stampa flessografica, incarnata da soluzioni come la Miniflex® 535, si configura come lo standard industriale realmente percorribile.
Nel settore del converting, la stampa su film continui e superfici lisce è ormai una prassi consolidata. La vera criticità ingegneristica emerge quando il substrato è discontinuo e costituito da un intreccio di fili, bandelle o maglie: le reti. Realizzate in polimeri plastici (PE, PP), materiali compositi o metalli, queste strutture presentano caratteristiche che escludono la maggior parte delle tecnologie di stampa, come inkjet, rotocalco e offset, lasciando di fatto alla flessografia il ruolo di unica soluzione tecnicamente affidabile.
Il problema dei “vuoti” e la soluzione del “kiss printing”
Perché non utilizzare l’inkjet? La deposizione a getto d’inchiostro su un substrato reticolare comporta la dispersione di una quota significativa di prodotto attraverso le maglie, con conseguente contaminazione dell’impianto e dell’ambiente circostante.
Perché non la rotocalco? Il processo richiede pressioni di contatto elevate, incompatibili con una struttura aperta e deformabile, con il rischio di alterare la geometria della trama e comprometterne le proprietà meccaniche.
La flessografia prevale grazie al principio del kiss printing, ovvero la stampa a sfioramento controllato. In unità evolute come la Miniflex® 535 di Giugni®, il cliché non è rigido ma costituito da una matrice fotopolimerica elastica. Questa caratteristica consente al cliché di adattarsi alle irregolarità superficiali (nodi, intrecci, sovrapposizioni) trasferendo l’inchiostro esclusivamente sulle parti solide in rilievo, senza penetrare nei vuoti e senza esercitare pressioni tali da danneggiare la struttura del materiale.

Oltre l’estetica: le motivazioni strategiche della stampa su rete
Una volta garantita la fattibilità tecnica, occorre analizzare le ragioni che spingono i produttori di reti a integrare unità di stampa in linea. Oltre al branding, emergono esigenze funzionali e normative di primaria importanza.
- Anticontraffazione e garanzia di qualità: nel settore agricolo ed edile, l’impiego di reti di bassa qualità può generare danni economici e strutturali rilevanti, come il cedimento di impalcature o la perdita dei raccolti. La marcatura periodica con il logo del produttore rappresenta lo strumento più efficace per certificare l’autenticità del prodotto una volta installato, distinguendolo da alternative anonime e low cost.
- Tracciabilità normativa (marcatura CE): Le reti destinate a edilizia e sicurezza devono riportare marcature CE e specifiche tecniche obbligatorie. La stampa in linea consente l’apposizione indelebile e leggibile di codici, riferimenti normativi e dati identificativi, garantendo la conformità legale del prodotto.
- Guide all’installazione: In molti casi la stampa assume una funzione tecnica piuttosto che decorativa: linee di sovrapposizione, frecce direzionali per la posa, indicatori di taglio. La flessografia assicura la precisione geometrica di tali segni anche su substrati strutturalmente irregolari.
- Resistenza outdoor: Le reti operano in ambienti esterni, esposte a radiazione UV, precipitazioni e sollecitazioni meccaniche. La tecnologia flessografica consente di depositare spessori d’inchiostro superiori rispetto all’offset, utilizzando formulazioni pigmentate ad alta resistenza agli agenti atmosferici, garantendo durabilità e leggibilità nel tempo.
Integrazione “Plug and play”
Dal punto di vista produttivo, le linee di estrusione o tessitura delle reti operano in continuo e non possono subire interruzioni dedicate alla marcatura. La soluzione deve quindi configurarsi come un sistema retrofit compatto, progettato per funzionare 24/7 in ambienti potenzialmente polverosi o umidi.
La struttura della Miniflex® 535, compatta, in configurazione passiva, si sincronizza dinamicamente con velocità variabili anche in modo significativo. In questo modo, una commodity anonima viene trasformata, immediatamente prima dell’avvolgimento, in un prodotto tecnico brandizzato e ad alto valore aggiunto.
Scritto da Sergio C. | Team Giugni®


