
La stampa flessografica, conosciuta affettuosamente come flexo, ha compiuto un lungo viaggio dai suoi esordi rudimentali fino a diventare una tecnologia chiave per la produzione di imballaggi e etichette. La sua storia è un intreccio di innovazioni, segnato da tappe fondamentali che hanno ridefinito le sue capacità e applicazioni.
La storia inizia nel 1890 con Bibby, Baron and Sons di Liverpool, che brevettò la prima macchina flessografica in linea. Utilizzando lastre di stampa in gomma e inchiostri a base d’acqua, questa tecnologia iniziale era adatta alla stampa su superfici irregolari come cartone e tessuti. Tuttavia, problemi legati alle sbavature degli inchiostri e alla scarsa vivacità dei colori ne limitarono l’impatto iniziale.
Negli anni ’20 furono introdotti i coloranti all’anilina, che migliorarono la resa cromatica ma sollevarono preoccupazioni sulla tossicità, specialmente per l’imballaggio alimentare. Il rischio per la salute portò a divieti normativi in paesi come gli Stati Uniti, rallentando l’adozione della tecnologia.
Un punto di svolta si verificò nel 1949, quando furono sviluppati inchiostri più sicuri e idonei al contatto con gli alimenti. Questo progresso rilanciò la stampa flexo, e nel 1951, per allontanarsi dalla cattiva reputazione degli inchiostri all’anilina, l’industria adottò ufficialmente il termine “flexography“.

Gli anni ’70 segnarono un importante salto di qualità con l’introduzione delle lastre fotopolimeriche, che sostituirono le tradizionali lastre in gomma. Questo miglioramento aumentò la qualità dell’immagine e la costanza di stampa, rendendo le macchina da stampa flessografica un’alternativa competitiva rispetto all’offset e al rotocalco. Da quel momento, le macchine da stampa flexo in linea iniziarono a diffondersi in modo sempre più capillare, permettendo una maggiore standardizzazione del processo.

Uno dei progressi più rivoluzionari arrivò negli anni ’80 con lo sviluppo dei rulli anilox incisi al laser. Il rullo anilox è essenziale nel controllo del trasferimento di inchiostro dal serbatoio alla lastra di stampa. L’incisione laser permise di ottenere strutture delle celle più precise e uniformi sulla superficie del rullo, migliorando notevolmente la distribuzione dell’inchiostro. Questo progresso consentì di aumentare le lineature e la definizione, portando la qualità di stampa flexo a livelli mai raggiunti prima. L’uso di macchine flessografiche dotate di rulli anilox incisi al laser ridusse gli sprechi e i tempi di avviamento, rendendo il processo più economico ed ecologico.
La rivoluzione digitale degli anni 2000 introdusse le tecnologie computer-to-plate, ottimizzando i processi di prestampa e consentendo maggiore personalizzazione e tirature più brevi. I progressi nelle formulazioni degli inchiostri, tra cui gli inchiostri UV e quelli a base d’acqua, migliorarono ulteriormente la qualità di stampa e la sostenibilità del processo.
Nel nuovo millennio, l’automazione e i sistemi di controllo qualità in tempo reale hanno affinato ancora di più la stampa flexo. Oggi, l’alta definizione flessografica consente di ottenere una qualità quasi fotografica, soddisfacendo le esigenze sempre più elevate del packaging di lusso e delle etichette dettagliate. Le moderne macchine per flessografia sono sempre più avanzate, con sistemi di monitoraggio in tempo reale che garantiscono una qualità costante durante tutto il ciclo produttivo.

Attualmente, la stampa flessografica si conferma un processo versatile ed efficiente, in grado di lavorare su una vasta gamma di substrati, dai film plastici flessibili ai fogli metallici. Le macchine per la stampa flessografica in linea continuano a evolversi, adattandosi rapidamente alle esigenze mutevoli del mercato globale e offrendo soluzioni sempre più performanti per l’industria dell’imballaggio e oltre.


